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Prima giornata di prove del 2012 per la Scuderia Ferrari che, con Felipe Massa al volante, ha portato al debutto la F2012 sul circuito di Jerez.
Il lavoro svolto durante l’intera giornata è stato dedicato quasi esclusivamente all’acquisizione di dati sul comportamento della nuova vettura: Felipe ha completato in totale 69 giri, il più veloce nel tempo di 1.22.815.
Le prove su questo circuito proseguiranno anche domani, sempre con il pilota brasiliano in pista.
Come sempre, è molto difficile valutare i tempi durante i test per le consuete incognite legate alla benzina a bordo e al tipo di gomme usate ma lo è ancor di più la prima giornata, quando il programma di lavoro può differire molto da squadra a squadra
Indian Space Research Organisation (ISRO), l’agenzia spaziale indiana, ha annunciato un accordo con l’Indian Air Force per iniziare la selezione e l’addestramento di astronauti che andranno nello Spazio su veicoli nazionali entro il 2020.
Sarebbe la quarta nazione a portare in orbita suoi cittadini su propri mezzi.
Oggi l’ISRO è specializzata nella realizzazione e gestione di satelliti (a lato un’applicazione a vantaggio dell’agricoltura locale).
Questo periodo dell’anno è sempre carico di tristezza per ciò che riguarda l’esplorazione spaziale. Il ricordo va alle vittime dei tre gravi incidenti avvenuti alle missioni spaziali americane.
Apollo 1 – 27 gennaio 1967
Virgil I. “Gus” Grissom
Edward H. White II
Roger B. Chaffee
Space Shuttle Challenger – STS-51L – 28 gennaio 1986
Dick Scobee
Michael J. Smith
Judith Resnik
Ellison Onizuka
Ronald McNair
Greg Jarvis
Christa McAuliffe
Space Shuttle Columbia – STS-107 – 1 febbraio 2003
Rick Husband
William McCool
Michael Anderson
Ilan Ramon
Kalpana Chawla
David Brown
Laurel Clark
![02.04.12 santander_logo[1] 02.04.12 santander_logo[1]](http://www.picgroup.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/02.04.12-santander_logo1.jpg) La Scuderia Ferrari comunica di aver esteso il rapporto di collaborazione con il Banco Santander fino al termine della stagione 2017.
“Siamo molto felici di aver prolungato il nostro rapporto con il Banco Santander” – ha dichiarato Stefano Domenicali, Team Principal della Scuderia – “In questi primi due anni di collaborazione abbiamo potuto verificare giorno per giorno quale identità di valori ci sia fra le nostre due Aziende: desiderio di eccellenza, amore per la competizione, lavoro di squadra, volontà di primeggiare, attenzione per il cliente. Aver prolungato la collaborazione sin da ora rappresenta un segno di grande fiducia nei nostri confronti da parte di Santander e ciò ci rende particolarmente orgogliosi.”
 Il progetto, contraddistinto dalla sigla interna 663, costituisce l’interpretazione della Scuderia dei regolamenti tecnico e sportivo in vigore quest’anno: le modifiche principali rispetto al 2011 hanno riguardato l’altezza della parte anteriore del telaio, la posizione dei tubi di scarico e le mappe della gestione elettronica del motore. Praticamente ogni area della vettura è stata profondamente rivista, ad iniziare dallo schema delle sospensioni: sia sull’anteriore che sul posteriore è stata scelta la soluzione a tirante al fine di privilegiare la prestazione aerodinamica e di abbassare il centro di gravità. L’ala anteriore deriva da quella introdotta sulla 150° Italia nella parte finale della sua carriera agonistica ed è stata ulteriormente evoluta: nuovi sviluppi sono programmati per le prime gare del Campionato. Il muso presenta un gradino esteticamente non piacevole: dovendo abbassare per regolamento la parte anteriore, si è così riusciti ad alzare al massimo la parte inferiore del telaio per motivi aerodinamici. Le fiancate sono state ridisegnate, attraverso la modifica delle strutture di impatto laterali, la ridisposizione dei radiatori e la rivisitazione di tutte le appendici aerodinamiche. La parte posteriore della monoposto è molto più stretta e rastremata nella parte bassa, un obiettivo raggiunto anche attraverso l’introduzione di una nuova scatola del cambio e la riallocazione di alcune componenti meccaniche. Negli ultimi anni l’area degli scarichi è stata una di quelle cruciali per il rendimento della vettura e molto si è lavorato su questo fronte, tenendo presenti le modifiche regolamentari introdotte quest’anno. L’ala posteriore è concettualmente simile a quella usata nel 2011 ma è stata rivista in ogni dettaglio ed è più efficiente; naturalmente, è ancora dotata del sistema di riduzione della resistenza all’avanzamento (DRS), azionato idraulicamente. Le prese d’aria dei freni sono state riviste, sia sull’anteriore che sul posteriore, e si è lavorato insieme alla Brembo per l’ottimizzazione dell’impianto frenante.
Il motore della F2012 è un’evoluzione di quello che equipaggiava la vettura dello scorso anno e non potrebbe essere altrimenti visto che il regolamento tecnico impone il divieto di modifiche degli organi interni rivolte ad aumentarne la prestazione. Peraltro, un grosso sforzo è stato compiuto al fine di migliorare l’istallazione nel nuovo telaio al fine di non penalizzare l’aerodinamica della vettura. Un’altra area sui cui hanno lavorato i motoristi di Maranello è il degrado prestazionale, con l’obiettivo di mantenere il livello della prestazione il più elevato possibile lungo tutto l’arco di utilizzo di ogni unità, ormai arrivato ad una vita media di tre gare. La gestione elettronica del motore è stata rivista in base alle modifiche regolamentari sull’utilizzo dei gas di scarico, un lavoro che ha richiesto molta attenzione e tante ore di prove al banco. Il sistema di recupero dell’energia cinetica mantiene la sua collocazione nella parte inferiore centrale della vettura – una scelta volta anche a massimizzare la sicurezza – e ha subito una revisione mirata principalmente all’alleggerimento e al miglioramento dell’efficienza di alcune delle sue componenti. La pluridecennale collaborazione tecnica con la Shell ha permesso un ulteriore progresso sul fronte della benzina e dei lubrificanti, rivolto sia ad aumentare la prestazione in termini assoluti e alla sua permanenza durante il periodo d’utilizzo del propulsore sia a ridurre i consumi. Come sempre, grande attenzione è stata dedicata all’elettronica della vettura, soprattutto come riduzione dei pesi e, ovviamente, affidabilità.
Secondo la tradizione Ferrari, molto tempo è stato dedicato al rendimento e all’ottimizzazione dei materiali impiegati, alla fase di disegnazione di ciascuno dei circa seimila elementi che compongono la vettura anche al fine di rendere più efficaci ed efficienti tutte le operazioni che si svolgono in pista. Ovviamente, il controllo di qualità rimane un aspetto cruciale così come l’obiettivo di raggiungere il livello più alto di prestazione ed affidabilità, mantenendo il più elevato standard di sicurezza possibile.
Con la riduzione del numero dei giorni di prove in pista previsti prima dell’inizio del Campionato, passati da quindici a dodici, ha assunto ancora maggiore importanza il lavoro propedeutico ai banchi prova che precede il debutto in pista. Le tre sessioni di prove – a Jerez de la Frontera e a Barcellona – serviranno a conoscere il comportamento della F2012 e ad adattarla alle gomme Pirelli e proprio lo sfruttamento degli pneumatici costituisce un’area su cui si è lavorato molto sia in fase di progettazione che come gestione dell’attività in pista. Un intenso programma di sviluppo della monoposto è previsto per la prima fase della stagione, soprattutto sotto il profilo aerodinamico.
Il nuovo lanciatore dell’ESA, Vega, è stato assemblato ed è pronto sulla rampa di lancio. I preparativi finali sono in pieno svolgimento per il volo inaugurale del lanciatore dallo spazio porto europeo. La finestra di lancio si apre il 9 febbraio e probabilmente il 13 seguente sarà il giorno prescelto per lo start. Il cosiddetto “upper composite” – la parte che racchiude LARES, ALMASaT-1, sette CubeSats, l’adattatore per il carico ed il fairing – è stato spostato sulla rampa nella tarda serata di lunedì. Un trasferimento notturno è pratica standard a Kourou per evitare il surriscaldamento dei carichi. Il trasloco si è concluso martedì mattina presto con la sua installazione sullo stand dedicato all’interno della torre mobile in attesa di essere congiunto al lanciatore. Il “composite” è stato poi montato sopra all’AVUM, il quarto stadio, per finalizzare i collegamenti elettrici e verificare le connessioni, concludendo con la connessione meccanica finale. I principali passi ancora rimasti da fare per il volo inaugurale sono il controllo dell’assemblaggio del veicolo, le prove del conto alla rovescia ed il rifornimento dell’AVUM, che ha la caratteristica di poter essere riacceso.
Il primo volo, denominato VV01, segna la fine di nove anni di sviluppo da parte dell’ESA e dei suoi partner, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’agenzia spaziale francese (CNES) e l’industria. Vega partirà dalla nuova sede di lancio dallo spazio porto europeo di Kourou, in Guyana francese, per mettere in orbita nove satelliti. La finestra di lancio apre il 9 febbraio e si chiude appunto qualche giorno più tardi. La missione serve a qualificare il sistema Vega in generale, compresi il veicolo, l’infrastruttura a terra e le operazioni, dalla campagna di lancio alla separazione sia del carico che del cosiddetto “upper module”. In particolare, il volo di qualifica dimostrerà le capacità del veicolo e dei servizi di carico in volo.
Vega fornirà all’Europa la capacità di portare in orbita satelliti scientifici e di osservazione della Terra in maniera sicura, affidabile e competitiva, complementandosi perfettamente con il maggiore Ariane5 e con il lanciatore medio Soyuz, già lanciati dallo spazio porto. Il lanciatore è progettato per far fronte ad una vasta gamma di missioni e di configurazioni di carico, in modo da poter rispondere alle differenti opportunità offerte dal mercato e fornire grande flessibilità. Al contrario di altri piccoli lanciatori, Vega è in grado di mettere in orbita carichi multipli. In particolare, offre configurazioni capaci di gestire carichi che variano da un singolo satellite fino ad un satellite principale più sei micro satelliti. Vega è compatibile con masse di carico dai 300Kg ai 2500Kg, a seconda del tipo di altitudine e di orbita richiesta dal cliente. La curva è di 1500Kg in un orbita polare di 700Km di altitudine.
Ieri, 30 Gennaio, una donna ricoverata presso l’ospedale “Sirai” di Carbonia (Cagliari) a causa di una grave patologia, è stata trasferita d’urgenza presso il nosocomio “Bellaria” di Bologna, a bordo di un velivolo dell’Aeronautica Militare.La richiesta di trasporto, necessario per garantire alla paziente immediate cure mediche specialistiche, è stata inviata dalla Prefettura di Cagliari alla Sala Situazioni dello Stato Maggiore Aeronautica, che ha disposto immediatamente il trasporto sanitario.
Il velivolo, un Falcon 50, appartenente al 31° Stormo di Ciampino (Roma), è atterrato all’aeroporto “Mario Mameli” di Elmas-Cagliari alle ore 10:52, per poi ripartire, alle ore 11:14, alla volta dell’aeroporto di Bologna, dove è giunto dopo circa 1 ora di volo. La paziente, assistita durante il volo dallo staff medico dell’ospedale di Carbonia, atterrata a Bologna, è stata subito trasportata, a bordo di un’ambulanza, presso l’ospedale del capoluogo emiliano.
L’aeroporto di Cagliari- Elmas rappresenta, attualmente, per tutta la parte meridionale della Sardegna, lo scalo maggiormente utilizzato per questo tipo di voli, in quanto vicino alle principali strutture ospedaliere del capoluogo e capace di garantire, con il proprio personale, adeguata assistenza ai velivoli e agli equipaggi di passaggio, con un rapido e sicuro accesso alla zona volo per le ambulanze provenienti dai nosocomi cittadini.
Gli aeromobili del 31° Stormo di Ciampino sono utilizzati per il trasporto di Stato e per missioni di pubblica utilità, quali il trasporto sanitario d’urgenza di ammalati, di traumatizzati gravi e di organi per trapianti, nonché per interventi a favore di persone in situazioni di rischio. Quest’ultima attività, dato l’imminente pericolo di vita delle persone trasportate, impone un adeguato livello di prontezza, ventiquattr’ore al giorno, 365 giorni all’anno
IN CORSO LE ULTIME VERIFICHE SU SATELLITE E LANCIATORE PRIMA DEL LIFT-OFF CONFERMATO PER IL 9 FEBBRAIO
Fervono i lavori alla base ESA di Kourou per l’attesa partenza di VEGA e LARES: al momento tutto procede secondo le previsioni e il lift-off del nuovo lanciatore europeo e del suo prezioso payload resta confermato per le ore 7:04 locali del 9 febbraio 2012, con una finestra di lancio nominale di due ore.
I quattro stadi del lanciatore sono stati regolarmente integrati e i test in programma si sono conclusi con successo il 13 gennaio. Nel frattempo LARES, il piccolo satellite “made in Italy”, è stato posizionato nel “gantry” (la torre di servizio per i lanci) dove sono in corso le operazioni di integrazione al sistema.
“Con l’avvicinarsi della data di lancio prevista – spiega Enrico Flamini, Chief Scientist ASI e Responsabile della missione LARES per l’Agenzia Spaziale Italia – le attività diventano sempre più legate al rispetto della tempistica e ogni problema, anche il più piccolo, diventa grande. LARES è già pronto da tempo – prosegue l’esperto – Le verifiche in corso sulle interfacce con il lanciatore VEGA sono state tutte positive e quindi siamo pronti a lanciare. Speriamo che la meteorologia sia d’accordo con noi”.
Intanto si vanno intensificando le attività di verifica, che prevedono dei test di cronologia a configurazione quasi completa. In questa sorta di “prova generale” si controlla la sequenza temporale delle operazioni di lancio con l’accensione dei sottosistemi del satellite e del lanciatore, mantenendo attive le barriere di safety.
Queste prove si rendono necessarie anche per il training del team di lancio e del personale della base ESA, in modo tale che al momento del “via” tutti siano pronti. Tramite le prove “cronologia” si svolgono anche i test dei segnali radio emessi dalle antenne di VEGA e di LARES, per controllare che siano ricevuti correttamente dalla stazione di lancio.
Per avere il consenso alla partenza almeno due prove “cronologia” consecutive devono avere esito positivo. Subito dopo si terrà la readiness review, la riunione cruciale che darà l’OK definitivo al viaggio di VEGA e LARES.
LARES è una missione dell’ASI, concepita da un team scientifico di cui il principale esponente è l’Università di Roma “La Sapienza”. Il satellite, una sfera di tungsteno che pesa 392 kg, orbiterà a 1.450 km di altezza e avrà svariati compiti, dallo studio dell’effetto “Lense-Thirring” alla messa in orbita di microsatelliti realizzati con finalità formative da alcune università europee e italiane, tra cui spicca l’Università di Bologna. Ideato con lo scopo di rendere più semplice l’accesso allo spazio, VEGA è il “piccolo” lanciatore per satelliti di dimensioni fino a 1.500 kg che completa la famiglia di lanciatori europei Ariane5 e Soyuz. Anche VEGA è frutto del contributo italiano, dato che il nostro Paese vi ha investito il 63% della spesa totale. Il lanciatore è stato sviluppato dall’ESA con il fondamentale contributo dell’ASI e delle industrie ELV e Avio.
 E’ calato il sipario sulla 24 Ore di Daytona, l’appuntamento che, nel corso del fine settimana, ha radunato oltre sessanta prototipi e GT presso il Daytona International Speedway, in Florida. La lunga e combattuta prova ha avuto inizio sabato 28 e ha rappresentato per Ferrari il debutto agonistico della nuova 458 Grand Am, la vettura sviluppata sulla base della versione GT3 della berlinetta V8, pensata per il campionato americano e presente all’appuntamento in cinque esemplari. Dei team privati, impegnati a difendere i colori della Casa di Maranello in terra americana, sono state due le Ferrari a piazzarsi tra i primi dieci in una classe GT dominata dalla presenza delle vetture Porsche, alle quali sono andati i primi tre gradini del podio.
La migliore prestazione tra le Ferrari in gara è stata registrata dall’equipaggio di Risi Competizione, composto dal modenese Andrea Bertolini, dal monegasco Olivier Beretta e dal finlandese Toni Vilander, autori di una straordinaria rimonta che li ha portati dall’undicesima posizione in griglia fino alla conquista della quinta piazza, dopo aver anche sfiorato, nelle fasi finali, la medaglia d’argento.
Ottava sul traguardo la Ferrari affidata a Assentato-Lazzaro-Longhi- Segal dal team AIM Autosport, a conferma della perizia di un equipaggio che annovera tra i suoi numerosi successi importanti risultati anche in questa maratona Oltreoceano. E’ stata invece costretta al ritiro, a sole cinque ore dallo start, la seconda Ferrari del team di Risi, affidata al brasiliano Raphael Matos e alla storica coppia composta da Gimmi Bruni e Giancarlo Fisichella, già protagonista di una lunga serie di successi sia nella LMS che nell’ILMC. Nel turno di guida di Bruni, la vettura N° 62 rientrava ai box a causa di un improvviso cedimento meccanico. La prolungata sosta confermava subito ai piloti l’impossibilità di proseguire l’avventura americana, annullando l’ottima rimonta iniziata da Bruni nelle prime fasi di gara e infrangendo le aspettative su un week end, che si preannunciava comunque molto complesso sin dalle qualifiche.
A tre ore e mezza dalla fine, anche la Ferrari 458 di AF Corse-Waltrip, nello stint di guida del pilota portoghese Rui Aguas, era costretta ad una sosta ai box che però non impediva all’equipaggio di terminare la prova con un ventiduesimo piazzamento, preceduto dalle Ferrari di Extreme Speed Motorsports tredicesima al traguardo.
Gruppi di studenti dall’Europa e dall’America hanno comandato dei robot che partecipavano al torneo nello spazio “Spheres ZeroRobotics”. Il campo di gioco: la Stazione Spaziale Internazionale in orbita a 400Km sopra la Terra. Ogni gruppo di studenti ha potuto inviare un singolo pezzo di software di istruzione per controllare le piccole “Sfere”(Spheres) robotiche. Obiettivo del torneo era di guadagnare punti attraverso magistrali operazioni ottenute con algoritmi del controllo di guida e navigazione così come la scelta delle tattiche migliori per vincere.
Il vincitore di quest’anno è un’alleanza composta dalle squadre di CyberAvo, Ultima e Lazy, una collaborazione di tre scuole da Torino, Italia, e da Berlino, Germania. Gli astronauti Don Pettit e André Kuypers hanno organizzato le partite individuali nel laboratorio giapponese Kibo, a bordo della Stazione Spaziale, e si sono goduti lo spettacolo. Le Sfere sono controllare per mezzo di computer laptop, ma una volta che il software è stato lanciato ed il comando inviato al robot, non si può più cambiare. I robot si muovono utilizzando getti di gas compresso ed è richiesto che effettuino delle manovre basate su situazioni realistiche, come l’aggancio con la Stazione, il volo in formazione o la presa di alcuni oggetti.
Quest’anno il gioco comprendeva estrarre minerali da un asteroide, da qui il nome del gioco Asterospheres. I satelliti, che volano in modo autonomo, potevano agguantare degli utensili se necessari ed iniziare a scavare su uno dei due asteroidi virtuali. La strategia è stato un elemento importante del gioco – le squadre potevano ostacolare gli oppositori o cooperare per dividersi il punteggio totale. I finalisti europei sono stati invitati a seguire come i loro comandi software si sono comportati alle finali, che si sono tenute nel centro Erasmus, all’ESTEC, il cuore tecnico e scientifico dell’ESA a Noordwijk, in Olanda. Gli studenti hanno potuto apprezzare la delicata danza tri-dimensionale delle Sfere grazie ad un collegamento video in diretta con il MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, USA, e con la Stazione Spaziale Internazionale.
Prima delle finali, gli studenti delle scuole superiori hanno visitato il centro ESTEC, l’Erasmus High Bay ed hanno potuto vedere un tour virtuale della Stazione Spaziale Internazionale in 3D. Spheres ZeroRobotics è stato sviluppato per insegnare agli studenti le tecniche di ingegneria, di matematica e di programmazione, ispirando allo stesso tempo gli studenti a proseguire la loro carriera nelle scienze e nell’ingegneria. Stefano Suraniti, Dirigente all’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, ha detto agli studenti: “I robot hanno un’anima, e la loro anima è la vostra immaginazione, il vostro futuro”.
L’ex-astronauta e attuale Direttore dei Voli Abitati e delle Operazioni, Thomas Reiter, ha osservato quanto speciale l’evento fosse per lui in quanto è stato uno dei tre astronauti che hanno portato le Sfere originali sulla Stazione nel 2006, con una missione Shuttle. Reiter ha fatto notare l’importanza della robotica per il lavoro sulla Stazione.
Organizzando la gara a squadre, agli studenti è stato richiesto di cooperare e di sviluppare insieme il software e le strategie. Molte squadre hanno trovato l’effettivo scambio di comunicazione con i partner internazionali loro assegnati, la parte più stimolante della gara
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